Intervista di fine anno al Presidente Antonio Gozzi

Nel consueto appuntamento di fine anno, il Presidente Antonio Gozzi, ha tracciato un bilancio del suo percorso alla guida della società biancoceleste ormai giunto al quindicesimo anno. Nell’occasione il Presidente ha rinnovato il suo impegno, sottolineando il lavoro fatto, i rimpianti e le ambizioni future. Spazio anche per l’attualità, tra le motivazioni della scelta di Gennaro Volpe alla guida tecnica dell’Entella e l’auspicio per l’attuazione delle riforme necessarie per il rilancio del calcio italiano.

 

È da poco iniziata la sua quindicesima stagione da Presidente dell’Entella, qual è il bilancio che fa di questo percorso?

Innanzitutto direi, con una battuta, che sono più vecchio di 15 anni, questa notte sono diventato anche nonno, il tempo passa. Sono stati anni molto belli per me, per la mia famiglia e per l’Entella. Siamo riusciti a fare cose importanti, abbiamo raggiunto traguardi sportivi notevoli per una realtà piccola come la nostra, fattore che rende tutto più difficile ma anche più romantico. Se vogliamo trarre un bilancio dobbiamo dire che è sicuramente positivo. Una delle prime frasi che dissi quando diventai Presidente fu: state tranquilli perché l’Entella è in buone mani. A distanza di anni posso dire di non essere stato presuntuoso.

 

Negli anni è rimasta invariata la sua voglia di portare sempre più in alto l’Entella compatibilmente con le dimensioni della realtà. Che volontà c’è per il futuro?

A me la cosa che più interessava nell’anno della retrocessione era riaprire un ciclo. Siamo ripartiti da basi solide come la dirigenza, che talvolta è stata criticata secondo me ingenerosamente, ricordo a tutti che è lo stesso gruppo che ha portato all’Entella la Serie B, gli ottavi di finale di Coppa Italia all’Olimpico e due scudetti nei settori giovanili. Volevo iniziare un nuovo ciclo incentrato sullo spirito Entella: senso di appartenenza, legame con la maglia e con la città, stima reciproca tra le persone che ci lavorano. Gennaro Volpe rappresenta tutto questo, è stato il capitano della promozione in B, chi lo conosce capisce l’enorme energia e il grande amore che lui ha per Chiavari e per i colori biancocelesti. Io sono assolutamente convinto che con lui faremo cose davvero importanti. È chiaro che avrà bisogno di tempo, smaltire le scorie lasciate dalla retrocessione non è per nulla facile, ma in questi primi mesi abbiamo già intravisto il valore del suo lavoro.

 

È rimasto uno dei pochi “Presidenti per passione”, ci sono sempre più proprietà straniere e il lato business ha ormai preso il sopravvento sulla passione sportiva. Lei stesso ha detto che il calcio ha bisogno di riforme, cosa si aspetta in questo senso?

Faccio un passo indietro partendo da qualche rimpianto, il rammarico più grande è stato quello di non aver ascoltato il consiglio di Babeni, che una volta mi disse che il vento si prende quando c’è. Ecco, io penso di non aver preso il vento della Serie A. Negli anni di Caputo ho avuto l’opportunità di portare a Chiavari Donnarumma, avremmo potuto formare quella coppia che ha portato l’Empoli nel massimo campionato realizzando 56 gol. Feci quella scelta in un’ottica di bilancio, il rimpianto però mi resta, quel duo probabilmente ci avrebbe portato in A.
Rimpianti a parte, rimaniamo un club con una proprietà familiare italiana. Sinceramente non ho ben capito tutto questo interesse da parte degli investitori esteri per le squadre italiane, sicuramente c’è un’attenzione per le città d’arte e quindi un discorso legato ai flussi turistici. Il modello di business che loro hanno in testa io ancora non lo vedo, nel calcio italiano si perdono un sacco di soldi, è uno dei grossi problemi che hanno i club come il nostro, reggere budget come quello della Serie B è proibitivo per molti.
Mi auguro che si arrivi presto a una riforma dei campionati, Gravina l’ha delineata abbastanza bene: 18 squadre di Serie A, 18 squadre di Serie B e 18 squadre di una B2 o una C Élite. Questo significherebbe dimezzare il panorama dei club professionistici e quindi raddoppiare le risorse che ci sono, si passerebbe da più di 100 squadre a 54. Il futuro dell’Entella è tra la B e la B2.
Io credo che possiamo farcela competendo anche con realtà molto più grandi della nostra. La condizione è però quella di seguire un percorso che passa dal settore giovanile e dalle plusvalenze che esso genera, questo valore permette di sostenere il club. L’anno scorso la Serie B ha perso quasi 200 milioni, una media di 10 milioni a squadra, capite che ipotizzare una perdita sistematica di questa portata è fuori da ogni logica.

 

Dopo 6 anni di Serie B sembrava ormai che quella categoria fosse la regola per l’Entella, la retrocessione ha quindi generato grande delusione nell’ambiente, si sente di dire qualcosa alla piazza?

Tante volte ho sentito dei giudizi ingenerosi, sembrava che la B fosse un diritto ormai acquisito ma non è così. Devo dire che aver tenuto la squadra per 6 anni in Serie B è stata una cosa straordinaria ed eccezionale. Ho preso un club che giocava in Eccellenza e per 6 anni su 15 l’ho mantenuto nella serie cadetta. Penso di essermi meritato una piccola statua equestre per quando morirò. I tifosi devono capire che è stato un percorso non dico irripetibile ma sicuramente molto difficile da replicare.

 

In una stagione difficile per la prima squadra ci sono state alcune note positive come la crescita di alcuni ragazzi del settore giovanile che sono approdati in club importanti. C’è soddisfazione per il lavoro che viene portato avanti?

Sicuramente è un motivo d’orgoglio e la dimostrazione che il modello funziona. Ogni anno riusciamo a far crescere ragazzi che vanno a giocare in squadre importanti. Mi si spezza il cuore ogni volta che mandiamo un giocatore all’Inter, al Torino o al Napoli, ma purtroppo è necessario per la sostenibilità del club. Io continuo a sollecitare lo staff, a partire da Manuel Montali, ad intensificare l’attività. Siamo uno dei club italiani delle categorie minori che investe di più nel proprio settore giovanile, l’investimento medio in questi anni è oscillato tra il milione e mezzo e i due milioni, chiaramente questo ingente impiego deve dare dei ritorni, altrimenti si trasforma in una perdita secca.

 

Compie cinque anni il progetto “Entella nel cuore”, una missione benefica che in questi anni ha dato grandi risultati e ottenuto risposte molto positive da parte delle persone.

Il merito non è mio ma di mia moglie Sabina che sta facendo delle cose straordinarie. Tengo a ripetere che abbiamo voluto dividere le strutture della beneficienza da quelle del calcio, ci sono due bilanci totalmente autonomi e questo ha dato forza e credibilità al progetto. Nell’anno della pandemia abbiamo raccolto davvero tanti soldi che sono stati rendicontati minuziosamente.
Abbiamo in qualche modo adottato il reparto di neurochirurgia dell’Ospedale Gaslini, con loro portiamo avanti un rapporto molto forte e proficuo.
Altro grande merito di Sabina è quello di seguire il tutoraggio scolastico dei ragazzi che vivono in convitto, è importante che studino oltre a giocare a calcio. Lei, Romina Azzoli, e tutto lo staff di volontari che seguono questo progetto stanno facendo un lavoro incredibile. Fino a 6 anni fa avevamo percentuali altissime di bocciati, percentuali che ora si sono completamente ribaltate. Assistere e insistere porta a riscontri notevolissimi, per me il risultato scolastico non è meno importante di quello sportivo.

 

In una stagione iniziata con qualche difficoltà, nel momento forse più difficile per la squadra, ha deciso di esporsi difendendo la posizione dell’allenatore, forse anche quello è stato uno dei momenti decisivi che ha rimesso sul binario giusto il percorso dei biancocelesti.

Io penso molto prima di decidere, ma quando prendo una decisione la sostengo perché penso sia quella giusta. I tifosi dell’Entella e tutto l’ambiente si devono aspettare risultati importanti, la squadra è molto interessante, ci sono alcuni elementi di grande qualità, l’idea di cercare giocatori in Serie D si sta rivelando azzeccata e ci permette di creare valore. Non si risolvono i problemi con la bacchetta magica, siamo partiti un po’ a rilento ma vedrete che questo gruppo darà del filo da torcere a tutti e farà un bellissimo campionato. Avanti tutta.

 

Prima di salutarci con gli auguri per il nuovo anno, siamo noi a volerci congratulare con lei per la nascita della sua nipotina Nora.

Intanto tanti auguri e benvenuta a Nora, con la famiglia che ha sicuramente diventerà una tifosa biancoceleste, spero presto di vederla sugli spalti del Comunale.
A tutti i chiavaresi e ai tifosi dell’Entella faccio gli auguri per un 2022 positivo, che passa sicuramente dall’uscita dalla pandemia. Abbiamo un’arma potente che è quella dei vaccini e il mio augurio è che sempre più persone aderiscano alla campagna vaccinale. Noi abbiamo insistito molto su questo aspetto, vogliamo tutelare tutti e per farlo è necessario essere rigorosi. Dobbiamo proteggerci da questo virus e grazie al vaccino possiamo farlo, è nell’interesse di tutti. Il 2022 sarà l’anno della svolta, grazie al lavoro del Governo Draghi e del Generale Figliuolo abbiamo raggiunto un’importante copertura vaccinale, se la situazione italiana non è drammatica come quella di altri paesi è grazie alla tenacia e all’intensità con cui il problema è stato affrontato in questi mesi.